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Grande sfida sul divano: anime giapponesi contro cartoni occidentali, chi vince il cuore degli italiani?

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Grande sfida sul divano: anime giapponesi contro cartoni occidentali, chi vince il cuore degli italiani?

Photo: anime versus western cartoons comparison illustration colorful characters, via lh7-us.googleusercontent.com

Immaginate la scena: è sabato mattina, siete in pigiama, avete una tazza di latte e biscotti (o caffè, dipende dall'età) e il telecomando in mano. La domanda esistenziale si pone: metto un anime o un cartone americano? Per milioni di italiani, questa scelta quotidiana riflette qualcosa di più profondo di una semplice preferenza di intrattenimento. Parla di identità culturale, di infanzie condivise, di gusti estetici e narrativi che si sono formati nel corso di decenni.

Noi di Cortoons abbiamo deciso di affrontare la questione con la serietà che merita — il che, lo ammettiamo, non è moltissima — ma anche con la curiosità genuina di chi ama l'animazione in tutte le sue forme.

L'Italia e l'anime: un amore che dura da cinquant'anni

Bisogna partire da un dato storico fondamentale: l'Italia è uno dei paesi occidentali con il legame più lungo e intenso con l'animazione giapponese. Mentre in molti altri paesi europei gli anime erano visti con sospetto o semplicemente ignorati, la televisione italiana li ha abbracciati con entusiasmo fin dagli anni Settanta.

Goldrake, arrivato in Italia nel 1978, fu una vera rivoluzione culturale. Bambini che non avevano mai visto nulla di simile si ritrovarono incollati agli schermi, affascinati da un robot gigante e da una narrazione con una complessità inedita per i cartoni dell'epoca. Poi arrivarono Mazinga Z, Jeeg Robot, Capitan Harlock, Candy Candy, Lady Oscar e un'ondata inarrestabile che ha plasmato l'immaginario collettivo di intere generazioni.

Questo background storico fa sì che in Italia l'anime non sia percepito come un prodotto di nicchia o esotico: è parte integrante della cultura popolare nazionale, al pari di Dragon Ball, Sailor Moon, Pokémon e, per le generazioni più recenti, Naruto, One Piece e Attack on Titan.

I cartoni occidentali: da Topolino a Peppa Pig, passando per Springfield

D'altro canto, i cartoni di produzione americana ed europea hanno sempre avuto un posto fisso nel cuore degli italiani. Walt Disney è sinonimo di magia per ogni bambino cresciuto davanti a Biancaneve, Cenerentola o Il Re Leone. Hanna-Barbera ci ha regalato Scooby-Doo e i Flintstones. Più recentemente, Cartoon Network e Nickelodeon hanno introdotto generazioni di giovani italiani a universi come quelli di Steven Universe, Adventure Time e SpongeBob.

E poi ci sono i Simpsons, che in Italia hanno raggiunto livelli di popolarità quasi religiosi. Dire che Springfield è una città americana è tecnicamente corretto, ma nel cuore di molti italiani è quasi un quartiere di casa.

Le differenze che contano: narrazione, estetica e ritmo

Perché molti italiani sembrano avere una preferenza marcata per gli anime rispetto ai cartoni occidentali? La risposta sta in alcune differenze strutturali fondamentali.

Gli anime tendono a privilegiare archi narrativi lunghi e complessi, con sviluppo approfondito dei personaggi, morti significative (sì, i personaggi muoiono davvero) e finali che lasciano il segno emotivamente. I cartoni americani tradizionali — con le dovute eccezioni — prediligono spesso strutture episodiche in cui lo status quo viene sempre ripristinato. Homer Simpson non invecchierà mai, Bart sarà per sempre in quarta elementare.

Dal punto di vista estetico, gli anime propongono uno stile visivo immediatamente riconoscibile: occhi grandi espressivi, palette cromatiche vivaci, sequenze d'azione coreografate con cura maniacale. I cartoni occidentali oscillano tra lo stile realista dei grandi film Disney/Pixar e l'espressionismo esagerato delle produzioni Cartoon Network.

C'è poi la questione del pubblico di riferimento: in Giappone, l'animazione è considerata un mezzo narrativo adatto a tutte le età. Esistono anime per bambini, per adolescenti, per adulti, per anziani. In Occidente, il cartoon è stato a lungo associato esclusivamente all'infanzia, anche se questa percezione sta cambiando rapidamente.

I dati parlano chiaro (più o meno)

Le piattaforme di streaming hanno reso molto più facile misurare le preferenze del pubblico. Su Crunchyroll — la piattaforma dedicata agli anime — l'Italia figura costantemente tra i mercati europei più attivi. Su Netflix, le serie anime come Demon Slayer, Jujutsu Kaisen e Spy x Family raggiungono regolarmente le top ten italiane.

Allo stesso tempo, produzioni occidentali come Arcane (basata su League of Legends) hanno dimostrato che quando il cartone occidentale decide di fare sul serio dal punto di vista narrativo e visivo, il pubblico italiano risponde con entusiasmo. Arcane ha letteralmente spaccato l'internet italiano nel 2021, unendo fan degli anime e appassionati di cartoni occidentali in un raro momento di unanimità.

La convivenza pacifica (quasi) e le contaminazioni creative

La domanda vera non è tanto "anime o cartoni occidentali", ma piuttosto: come questi due mondi si influenzano a vicenda?

La risposta è: moltissimo, e sempre di più. Avatar: La Leggenda di Aang è tecnicamente un cartone americano, ma è visivamente e narrativamente fortemente influenzato dagli anime giapponesi. Miraculous Ladybug è una co-produzione franco-italiana-giapponese che mescola estetica anime con sensibilità europee. E i mangaka giapponesi più giovani citano spesso artisti occidentali come fonti di ispirazione.

In Italia, questa contaminazione è particolarmente evidente: i giovani animatori cresciuti a pane e Miyazaki e contemporaneamente a Pixar producono lavori che sfidano qualsiasi classificazione netta.

Quindi, chi vince?

La risposta onesta è: nessuno e tutti e due. Gli italiani sono, per natura e per storia, un pubblico eclettico e curioso. Amano Dragon Ball con la stessa intensità con cui amano Toy Story. Piangono per la morte di un personaggio di One Piece e ridono con i Minions. Non c'è contraddizione in questo: c'è semplicemente la ricchezza di chi sa apprezzare la bellezza in tutte le sue forme animate.

Noi di Cortoons, poi, non potremmo essere più felici di questa situazione. Più stili, più storie, più universi da esplorare: è come avere un buffet infinito di animazione, e siamo qui con il piatto bello grande.

Voi da che parte state? Team anime o team cartoni occidentali? Scrivetecelo nei commenti — e se dite "tutti e due", vi capiamo perfettamente.

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